Fondata a Bari nel 1987 dal compositore Ivan Iusco, la Minus Habens Records quest’anno taglia l’ambito traguardo dei trent’anni di attività. Sino ad oggi ha realizzato circa 400 pubblicazioni discografiche coinvolgendo centinaia di musicisti di tutto il mondo tra cui Brian Eno, Depeche Mode, Angelo Badalamenti, William Orbit, Aphex Twin, Laurent Garnier, Cabaret Voltaire, Clock DVA, Thievery Corporation, Teho Teardo e Dive. Per celebrare il trentennale lo scorso 5 maggio è stato presentato il Minus Habens Metasync aperto ad artisti di tutte le nazionalità e di qualsiasi disciplina. Il bando, ideato dal citato Iusco e scaricabile qui, “mira ad esplorare e sperimentare i punti di interazione fra la musica e gli altri domini dell’arte, perseguendo l’obiettivo di generare nuove esperienze percettive rendendo possibili connessioni inedite con tutte le arti e svelandone le connotazioni sonore nascoste”. Le migliori trenta opere saranno esposte in una o più mostre, pubblicate in un catalogo e/o su qualsiasi altro media.
Nel comunicato stampa relativo a Metasync si fa riferimento all’ambizioso obiettivo di creare connessioni con ogni forma artistica. Cosa ti ha spinto verso questo concetto? Si tratta di una sorta di Gesamtkunstwerk visto che intende abbracciare artisti di qualsiasi disciplina (dal cinema alla tv, dal videomapping alla fotografia passando per danza, pittura, scultura, architettura ed altro ancora)?
Studio da sempre le possibili interazioni della musica negli ambiti più diversi. Oltre ad aver composto le colonne sonore di numerosi film, trasmissioni televisive e documentari, ho collaborato con molti artisti per la creazione della dimensione sonora delle loro opere fotografiche, pittoriche, scultoree, coreografiche e di videoarte. Nei primi anni del Novecento abbiamo scoperto che la musica, accompagnando il cinema muto, generava un’esperienza empatica ed olistica. Era soltanto l’inizio ma il risultato già andava ben oltre la somma delle parti, dando la possibilità al pubblico di vivere un’esperienza più coinvolgente a livello emotivo. Da allora la musica è diventata uno degli elementi fondamentali in ambito cinematografico per la concezione e la creazione di un’opera filmica, tanto da essere definita “opera audiovisiva”. Credo che l’arte possa incarnare un simile processo in molte delle sue declinazioni. Sono certo che prima o poi le gallerie d’arte saranno dotate di sistemi versatili per la diffusione dell’audio, non solo per ospitare opere di sound art, ma perché molti artisti intenderanno avvalersi di musiche originali e del sound design per svelare o enfatizzare aspetti peculiari dei propri lavori. Metasync nasce per esplorare i punti d’intersezione fra la musica e gli altri domini dell’arte, proponendo una selezione di trenta brani come punto di partenza e fonte d’ispirazione.
Che tipo di risposta ti aspetti da questa iniziativa? Conti di scovare qualche nuovo talento o pensi anche tu che in giro ci siano solo troppi replicatori?
Metasync è un progetto di ricerca e di sperimentazione. Sono molto più attratto dalle risposte inaspettate che da quelle immaginabili. Mi auguro che a questa “call for artists” risponda il maggior numero possibile di artisti. L’aspetto dello scouting è naturalmente intrinseco al progetto stesso, anche se in questo momento l’obiettivo primario ed ambizioso è quello di aggiungere nuovi significati al concetto di colonna sonora. Per quanto riguarda il discorso più generale sull’arte, non parlerei di artisti veri o falsi. Credo che chiunque decida di avventurarsi nell’arte lo faccia in buona fede, mosso da una passione autentica, e mi riferisco anche a chi approda al peggiore dei risultati o alla cosiddetta replicazione. Il punto è proprio questo, non sono soltanto l’amore o la passione per la creazione che rendono una persona un artista. Questi sono soltanto fattori imprescindibili ai quali aggiungerei dedizione, devozione e sacrificio. Penso invece che l’artista sia una persona con capacità fuori dall’ordinario che riesce ad instillare e concentrare nelle proprie opere intuizioni talmente forti da assumere significati universali, che bucano il tempo e lo spazio. Un’opera d’arte è innanzitutto questo, il messaggio di un individuo che supera la materia incantando il corpo e l’anima.
La storia della Minus Habens la abbiamo raccontata, poco più di un anno fa, attraverso questa dettagliata intervista. È avvenuto qualcosa di rilevante negli ultimi dodici mesi? Ho letto che il tuo “Mobilis In Mobili”, tratto dall’album “Transients”, ha ricevuto la nomination come miglior brano strumentale agli American Songwriting Awards.
La nomination agli American Songwriting Awards è stata un bel riconoscimento per il mio “Transients”, insieme alla selezione ufficiale al Los Angeles CineFest del videoclip del brano “Falling” tratto dallo stesso album. Inoltre “Transients” è diventato colonna sonora di “Tutte Le Donne Di William” (William’s Women), coreografia della compagnia di danza contemporanea Breathing Art Company, in questi giorni in scena al TanzArt Ostwest Festival 2017 a Gießen, in Germania, e a luglio al Great Dance Festival di Newport negli Stati Uniti. Inoltre ho avuto il piacere di avviare una bellissima collaborazione con la fotografa newyorkese Sarah Pezdek, creando la colonna sonora per la sua mostra “Phobias” che si è tenuta a maggio presso la galleria Geras Tousignant a Palm Springs in California. In occasione del trentesimo anniversario abbiamo ristampato su vinile rosso in edizione limitata la colonna sonora del film “Evilenko” di David Grieco, composta dal grande maestro Angelo Badalamenti. L’avevamo già pubblicata nel 2004 su CD ma d’accordo con Badalamenti abbiamo deciso di celebrare l’anniversario della Minus Habens con un’edizione speciale di questo stesso album. Per il marketing e la distribuzione abbiamo scelto come partner l’etichetta Rustblade di Stefano Rossello. Negli ultimi mesi inoltre abbiamo focalizzato l’attenzione su due progetti esordienti, il primo album da solista di Giorgio Spada e quello del duo Optogram.
A proposito di Stati Uniti: credo ti sia trasferito in pianta stabile a Santa Monica. Cosa funziona meglio in California rispetto all’Italia?
La scelta del luogo in cui vivere è molto intima e motivata da numerosi fattori. Dal punto di vista musicale, la California offre opportunità impensabili per qualsiasi altra nazione al mondo, mi riferisco soprattutto al settore produttivo dell’entertainment (cinema, tv, web, videogames) di cui Los Angeles è indubbiamente la capitale mondiale. È inimmaginabile anche la quantità di spazi per l’arte, la musica dal vivo e il numero di società e start-up innovative con attività “musicocentrica”. Naturalmente questa enorme offerta attrae costantemente una competizione smisurata e di altissimo livello da tutto il mondo.
Aphex Twin, Brian Eno, Uwe Schmidt, Lagowski, Depeche Mode, Clock DVA, Front 242, Front Line Assembly, Kosmik Twins (Francesco Zappalà e Biagio Lana), il citato Angelo Badalamenti, Susumu Yokota, William Orbit, Monomorph (i fratelli D’Arcangelo), Doris Norton, Speedy J, T.E.W., Laurent Garnier, Planet Love, Gerstein, Teho Teardo e la lista potrebbe andare avanti ancora per molto: su Minus Habens sono passati davvero in tanti ma ci sarà qualcuno che ti piacerebbe ancora annoverare nel catalogo.
È stata una grande fortuna poter ospitare un numero così grande di musicisti e di tale levatura. Sarebbe fantastico collaborare in futuro con Clint Mansell, Howard Shore, Marco Beltrami o Cliff Martinez. Sono compositori che dialogano con le immagini in modo estremamente personale ma allo stesso tempo le loro musiche evocano da sempre sensazioni a me molto familiari. Fra i più giovani ascolto con particolare interesse Max Richter, Mica Levi, Jóhann Jóhannsson, Dustin O’Halloran ed Hauschka.
Cosa è uscito recentemente su Minus Habens?
“Auradolce” è il primo album da solista del pugliese Giorgio Spada, già a bordo della Minus Habens nei primi anni Duemila con due album della sua band Vegetable G. “Auradolce” è un viaggio sonoro lungo oltre ottanta minuti nel “sottosuolo”, giusto per citare il titolo di uno dei suoi brani. Un mondo onirico a tratti insidioso che sembra raccontato attraverso la genuinità di chi lo esplora per la prima volta. L’altra nuova uscita riguarda l’album omonimo d’esordio degli Optogram, duo parmense formato da Gianmaria Pizzi e Roberto Segreti. I loro pezzi (come “Bloody Faces”, nda) incarnano un linguaggio ibrido ed oscuro da cui affiorano diverse influenze di matrice elettronica. Questo loro primo lavoro pubblicato su Minus Habens è stato presentato in anteprima in occasione dell’ultima edizione del Barezzi Festival dove gli Optogram hanno condiviso il palco con gli inglesi Plaid della Warp Records.
Hai mai pensato ad un ipotetico quinto volume di “Outer Space Communications”?
Ho interrotto la pubblicazione delle compilation da quasi un decennio. L’ascolto della musica attraverso le piattaforme di streaming come Spotify, Apple Music, Soundcloud e Deezer si basa sulle playlist, ovvero “compilation” create dall’utente o proposte dagli stessi software in base alle proprie preferenze. Inoltre parallelamente si è diffusa in rete la pubblicazione di podcast di ogni tipo. Credo quindi che in un tale ecosistema di fruizione musicale la tradizionale compilation, pur offrendo un taglio “autoriale”, risulti semplicemente un modello editoriale obsoleto. Sono comunque molto felice che quell’esperienza sia rimasta impressa nella tua memoria e in quella di molti altri. In realtà sono legato anch’io alla serie “Outer Space Communications” perché attraverso i suoi quattro volumi ho fotografato un periodo ben preciso del percorso parallelo della Minus Habens, quello della sublabel Disturbance.
Cosa uscirà nel prossimo futuro?
La Minus Habens è giunta ad una fase di profonda mutazione. Basandomi sull’idea seminale di Metasync sto puntando a sviluppare a Los Angeles un laboratorio di ricerca con l’obiettivo di sondare nuovi approcci alla colonna sonora attraverso un cluster di compositori internazionali.